15 Gennaio 2021 Giudiziaria

I retroscena dell’inchiesta: «Accordo immorale subito dalla vittima». Tre arresti per i 5 morti nell’esplosione

Di Leonardo Orlando – La ricostruzione dei fatti operata dalla Procura, diretta dal procuratore Emanuele Crescenti, è stata definita dal Gip Salvatore Pugliese che ha emesso le misure cautelari «chiara ed esaustiva». Infatti la complessità dell’inchiesta ha permesso di cogliere diversi aspetti delle personalità degli indagati. I magistrati della Procura durante le indagini, che si sono prolungate per un anno intero, hanno scolpito numerosi retroscena messi nero su bianco nel provvedimento.

Tra le 50 testimonianze raccolte dai carabinieri della Compagnia di Barcellona è emerso che Corrado Bagnato, titolare della ditta individuale “Bottega del Ferro” finita sotto sequestro, «ha dimostrato una allarmante personalità criminale e singolare spregiudicatezza nel voler eludere ogni norma a tutela della posizione dei lavoratori a proprio vantaggio».

In una occasione ben definita e qui pertinente, sempre sulla base di quanto riferito in sede di interrogatorio dalla vedova della vittima, Giovanni Testaverde, sulla natura del rapporto di lavoro intercorso tra il marito e Corrado Bagnato, quest’ultimo – scrivono i magistrati della Procura – «avrebbe avanzato pretese per garantirsi l’indebita percezione dei contributi assistenziali spettanti al lavoratore Testaverde Giovanni». In questo accordo, definito senza mezzi termini «immorale», vi sarebbe stata «la crudele ricompensa di una assunzione regolamentare». Ecco cosa ha raccontato la vedova poche ore dopo la tragedia in cui il marito e le altre quattro persone hanno perso la vita: «…Mio marito mi ha anche raccontato che il titolare della ditta Bagnato gli aveva riferito che era disposto a metterlo in regola, ma senza il pagamento degli assegni familiari. Io ho litigato spesso con mio marito per questo fatto, perché era ingiusto. Da quello che io capisco – ha aggiunto la donna – il datore di lavoro tratteneva gli assegni familiari, come contropartita per l’assunzione e il versamento dei contributi».

Gli stessi magistrati affermano che sarebbe «palese, data la circostanza, che non si è in presenza di una sorta di “pactum sceleris”, bensì di un accordo illegittimo ove il contraente debole, o meglio ancora unica manifesta vittima, è senza alcun dubbio il Testaverde Giovanni». Da Gazzetta del Sud