Addio a Lauretta, sciamano delle parole

24 Gennaio 2021 Culture

Di Lucio D'amico - Era uno sciamano della parola. E non solo perché parlava sempre di don Juan, il saggio yaqui (nativo americano) protagonista dei libri dello scrittore e antropologo Carlos Castaneda. Sapeva usare le parole con quel tocco magico che è dote solo dei poeti e dei visionari. E Corrado Lauretta, ucciso dal Covid a 68 anni, era l'uno e l'altro. Poeta un po' folle, autore di libri e di racconti meravigliosamente incomprensibili (come “Comiso ultima spiaggia” edito da Armando Siciliano nel 1993), fondatore del “Club dei mentecatti”, con un proprio sito aperto a chiunque volesse condividere quella “mania” (follia) di cui parlava Socrate, la “theia dynamis”, il “potere divino” dei rapsodi posseduti dal dio.

Ma era, in una delle tante sue vite precedenti da sciamano, anche un cronista, uno di quelli vecchio stampo, sulla strada e nei corridoi dei Palazzi dalla mattina presto fino a sera tardi, a caccia di scoop per il Giornale di Sicilia. Fu il suo mentore, Giuseppe Mazzone, a portarlo al quotidiano palermitano, “strappandolo” per un certo periodo alle sue poesie e all'altra arte che coltivava fin da ragazzo, quella culinaria. Corrado aveva aperto una pizzeria, quella dove lavorava un giovane siro-palestinese, Iyad Al Hunaiti, diventato poi uno dei “maestri della pizza” a Messina. Amici per la pelle, uno ha lavorato per l'altro, poi le cose si sono ribaltate. E in quel piccolo fumoso locale - che Corrado aveva chiamato “El Nagual”, lo “spirito buono”, una sorta di “angelo custode” di cui scriveva Castaneda - è passata per lunghi anni la vita di Messina. Una sorta di cenacolo, alimentare-spirituale, dove ci si impregnava di fumo e di odori, ma si parlava anche di poeti maledetti, di politici corrotti, di virtù terapeutiche del “peijote”, l'erba allucinogena dei messicani, di vini e di viaggi, della Parigi bohemienne e dei portici di piazza del Popolo. Lauretta lasciò il giornalismo per dedicarsi di nuovo alla cucina, ma continuò sempre a inseguire le sue visioni di un mondo non migliore (non esiste un mondo migliore) ma più umano, più a misura di sentimenti ed emozioni, un po' meno arido e più sorridente. E se il Covid se l'è portato via, da qualche altra parte Corrado, lo “sciamano”, inventerà una delle sue magiche “follie”...

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