Il sequestro: Il bar Plaza di Giostra e il prestanome del clan

20 Febbraio 2021 Inchieste/Giudiziaria

Nella “guerra mafiosa dei bar” e anche delle sale giochi all'interno del clan di Giostra arriva una nuova puntata, questa volta incentrata sul ritrovo Plaza di via Monte Scuderi, a Villa Lina, vicino alla chiesa di San Matteo, che era di fatto gestito da tre “vecchie conoscenze” e intestato a un ragazzo che con il locale c'entrava poco. C'è una conversazione abbastanza emblematica tra i faldoni: quando il giovane gestore-fantoccio ricompreso nella parte vuole fare un po' di provviste di whisky, il padre gli ribatte di lasciar perdere e di far fare ad altri.

E in pratica si può parlare sul piano giudiziario di una sorta di appendice dell'operazione “Predominio”, tassello investigativo fondamentale della polizia che ha portato nei mesi scorsi a smantellare la nuova pericolosa rete di potere mafioso che avevano creato i pentiti della prima ora, ovvero gli ultracinquantenni tornati in città dopo aver scontato tutte le loro vecchie condanne subite tra gli anni '80 e '90. Una puntata di quella operazione fu proprio la contrapposizione tra Giuseppe Cutè e Angelo Arrigo per la “guerra dei bar” lungo la via Monte Scuderi.

Ed è stata la Squadra Mobile per la storia del bar Plaza ad eseguire la notte scorsa quattro misure cautelari, richieste dal sostituto della Dda Liliana Todaro, uno dei magistrati che in Procura si occupa delle dinamiche mafiose cittadine, e siglata dal gip Monica Marino. E si tratta di un'indagine della sezione Criminalità organizzata dalla Mobile, coordina dal vice questore Simone Scalzo.

Il gip Marino ha disposto il carcere per il 38enne Carmelo Prospero e per il 33enne Angelo Arrigo, gli arresti domiciliari per il 60enne Giuseppe Cardullo, e infine l'obbligo di presentazione alla P.g. per il figlio di quest'ultimo, il 31enne Michael Cardullo, che ha subito anche la misura interdittiva per 12 mesi all'esercizio d'impresa. Il ritrovo Plaza è stato poi sottoposto a sequestro preventivo.

Tutti sono ritenuti dalla Dda responsabili in concorso di trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante di aver agevolato l'associazione mafiosa diretta da Gaetano Barbera e Nicola Galletta, finalizzata al controllo del rione Giostra. Un trasferimento fraudolento messo in piedi secondo l'accusa per eludere la normativa in materia di misure di prevenzione patrimoniali, con cui hanno attribuito fittiziamente la titolarità del bar Plaza a Michael Cardullo, che era l'intestatario “ufficiale” dell'omonima ditta individuale, mentre in realtà di fatto il locale era «nella disponibilità» di Angelo Arrigo, Carmelo Prospero e Giuseppe Cardullo. Per la verità - è tra le carte dell'inchiesta -, quella che comandava più di tutti era una vera e propria “zarina”, una donna vicina ad uno degli indagati, la «compagna di Prospero», che faceva il bello e cattivo tempo ed era molto attenta alla gestione del denaro e degli acquisti di merce. I provvedimenti restrittivi - spiega la polizia - sono scaturiti dall'approfondimento investigativo svolto in relazione all'atto intimidatorio, avvenuto agli inizi di gennaio del 2020 ai danni del bar-ritrovo, il cui ingresso venne incendiato. A suo tempo il sopralluogo della Scientifica aveva permesso di rilevare sulla vetrina e sulla saracinesca la presenza di fori, dovuti all'esplosione di alcuni colpi d'arma da fuoco. In effetti, dalla visione delle immagini tratte dalle telecamere presenti nei pressi del locale era emerso che tre individui, completamente travisati, erano giunti a bordo di un motociclo, avevano esploso i colpi con un fucile e cospargendo la saracinesca di liquido infiammabile avevano poi appiccato il fuoco.

Da qui, partendo proprio da questo attentato, con alcune intercettazioni ambientali e telefoniche s'è fatto il resto. E le indagini hanno fatto emergere come l'esercizio commerciale fosse di fatto, pur se formalmente intestato a Michael Cardullo, riconducibile agli altri soggetti, noti per la loro “contiguità” al clan di Giostra. Con le risultanze d'indagine si sono poi “saldate” anche le dichiarazioni dei collaboratori Nicola Galletta e Vincenzo Barbera, fratello di Gaetano, che hanno indicato chiaramente la riconducibilità del bar di Giostra ad Arrigo, Prospero e Cardullo padre (quest'ultimo avrebbe dato 25mila euro al figlio per l'acquisto).

Ecco infine un passaggio delle dichiarazioni del collaboratore Vincenzo Barbera, fratello di Gaetano, che delineano il contesto: «Arrigo Angelo, Prospero Carmelo e Cardullo sono soci del bar situato vicino la chiesa di San Matteo. Cutè non voleva che Arrigo aprisse il bar, perché gli avrebbe fatto concorrenza. Cutè interessò Galletta e mio fratello e quest'ultimo gli disse di lasciare stare Arrigo e di fargli aprire il bar».

Il gip: «Le dichiarazioni di Barbera e Galletta sono convergenti»

In un passaggio della sua ordinanza di custodia il gip Monica Marino inquadra il contesto in cui s'è mossa tutta la vicenda. Eccolo: «Le dichiarazioni di Vincenzo Barbera e di Nicola Galletta sono convergenti e si riscontrano reciprocamente in ordine alla riconducibilità del bar di cui detto, intestato formalmente al Michael Cardullo (dato che risulta dalle visure camerali) a Giuseppe Cardullo, Angelo Arrigo e Carmelo Prospero nonché sulla genesi delle cointeressenze economiche degli indagati. Le dichiarazioni sono ancora speculari sulle iniziative prese da Giuseppe Cutè portatore di interessi confliggenti rispetto ai sopracitati e sull'opera di mediazione operata dal Barbera e dal Galletta per comporre il contrasto. Dalle dichiarazioni del Barbera e del Galletta si inferisce anche la sussistenza dell'elemento soggettivo del delitto contestato cioè la volontà degli indagati di dissimulare la riferibilità al Prospero e all'Arrigo del locale de quo per eludere la normativa in materia di misure di prevenzione. Ma è anche la condotta complessivamente tenuta dagli indagati a deporre nel senso della volontà elusiva, in primis quella omertosa e reticente dei Cardullo i quali, sentiti dalle forze dell'ordine sulle loro attività, non hanno mai fatto menzione delle persone con cui avevano rapporti e cointeressenze (di cui hanno dato ampiamente conto i collaboratori) e hanno invece in maniera ferma e concorde escluso che i danneggiamenti dei propri locali (quelli avvenuti nel gennaio 2019 e poi nel gennaio 2020) fossero conseguenza di attività estorsiva o collegati a problematiche intercorse con gli avventori aggiungendo di non ravvisare neanche un motivo che potesse aver indotto qualcuno a danneggiarli ed escludendo di avere frequentazioni con pregiudicati nel locale e fuori dallo stesso. Sono proprio le vicende emerse nell'operazione Predominio per come riportate dal Barbera e dal Galletta a provare esattamente il contrario. Giuseppe Cardullo è stato vittima di estorsione e la sede dell'associazione sportiva dilettantistica e culturale denominata Giostra sita in via Monte Scuderi è stata danneggiata affinché lui cedesse la citata attività a favore dell'organizzazione delinquenziale cui facevano parte Nicola Galletta e Gaetano Barbera. E sono stati proprio Galletta e Barbera a intervenire per comporre (o meglio tentare di comporre) gli interessi confliggenti di Angelo Arrigo interessato a rilevare il bar Plaza da una parte e di Giuseppe Cutè dall'altra».

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione