#FOTO – Si è aperto oggi all’aula bunker il maxiprocesso Nebrodi

Nell’aula bunker al carcere di Gazzi, a Messina, il tribunale di Patti ha dato inizio al dibattimento che vede alla sbarra 101 imputati, mentre altri 18 saranno processati a Catania per competenza territoriale, sono invece 4 i patteggiamenti e 8 gli abbreviati (il decreto di rinvio a giudizio conta ben 260 pagine)

fotografie di Enrico Di Giacomo

Si è aperto nell'aula bunker di Gazzi, il maxiprocesso “Nebrodi” che vede alla sbarra 101 imputati tra capi, gregari e fiancheggiatori dei clan mafiosi tortorciani, e con loro un sistema mafioso milionario fatto di connivenze e silenzi, con il coinvolgimento di parecchi “colletti bianchi” in tutta la Sicilia. Altri 18 saranno processati a Catania per competenza territoriale, sono invece 4 i patteggiamenti e 8 gli abbreviati (il decreto di rinvio a giudizio conta ben 260 pagine).

Al processo è prevista l’audizione di più di 700 testimoni, 307 chiamati dall’accusa e almeno 400 circa chiamati dai 102 imputati (uno di questi ha chiamato a deporre 15 testi): per questo il tribunale sta valutando la possibilità di cadenzare le udienze settimanalmente per ridurre i tempi.

L'udienza

La prima parte dell'udienza, dopo le formalità dell'appello degli imputati e delle parti civili, è stata dedicata alle questioni preliminari sollevate dai difensori, i giudici si sono ritirati più volte in camera di consiglio per decidere su varie questioni. L'unica posizione stralciata per un difetto di notifica è quella di Giuseppe Villeggiante, che risiede a Caltagirone. Novità importanti per le parti civili, visto che dopo l'ok dei giudici se ne aggiungono altre rispetto all'udienza preliminare, alcune di grande valenza. Due su tutte: si tratta dell'Agea, ovvero l'ente che più di tutti ha subito il “travaso economico” delle truffe distribuendo per anni decine di milioni di euro ai mafiosi, rappresentata dall'Avvocatura dello Stato, e del Comune di Tortorici, decisa dai commissari prefettizi - il comune attualmente è sciolto per mafia, l'ex sindaco Emanuele Galati Sardo è tra gli imputati del maxiprocesso -, che sarà rappresentato dall'avvocato e docente universitario Corrado Rizzo; accolta poi la costituzione di Libera e del Centro studi “Pio La Torre”, mentre è stata rigettata quella di Legambiente Sicilia.

L'operazione Nebrodi. 

Il processo segue l'operazione del 15 gennaio 2020 denominata “Nebrodi”, con 94 arresti e il sequestro di 151 aziende agricole per mafia. Una delle più vaste operazioni antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei fondi europei dell'agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all'estero. Più di mille uomini della Guardia di Finanza di Messina e dei Carabinieri del Ros hanno assicurato alla giustizia numerosi componenti di famiglie mafiose, contestando loro reati che ruotano attorno al lucroso affare dei fondi europei per l'agricoltura in mano alle mafie, combattuto con forza con il cosiddetto “Protocollo Antoci”, ideato e voluto dall'ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, presente nell'aula bunker di Messina (accanto ad Antoci, il senatore Mario Giarrusso e la deputata Piera Aiello, della commissione parlamentare antimafia, poi anche l'onorevole Nello Di Pasquale, della commissione regionale antimafia).

Un meccanismo interrotto proprio da quel Protocollo che Antoci ha voluto insieme al prefetto di Messina, Stefano Trotta, e che oggi continua ad essere applicato con rigore dal prefetto Maria Carmela Librizzi. Quello strumento, recepito nei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia e votato in Parlamento nel 2017, ha posto le basi per una normativa che consente a magistratura e forze dell'ordine di porre argine ad una vicenda che durava da tanti anni.

Al maxiprocesso, che per competenza territoriale sarà gestito da un collegio creato ad hoc dal Tribunale di Patti, in trasferta a Messina, presieduto dal giudice Ugo Scavuzzo, l'accusa sarà rappresentata dal procuratore aggiunto di Messina Vito Di Giorgio e dai sostituti della Dda Fabrizio Monaco, Antonio Carchietti e Francesco Massara, che si sono alternati già all'udienza preliminare. Parecchie le parti civili nel procedimento: l'imprenditore Carmelo Gulino, l'unico privato a costituirsi, il Parco dei Nebrodi, Addiopizzo Messina, l'Aciap di Patti e l'Acis di Sant'Agata Militello, la “Rete per la legalità” di Barcellona, Sos Impresa, Solidaria, la A.o.c.m., del comprensorio del Mela, la Fai Federazione antiracket italiana, e l'assessorato regionale al Territorio e Ambiente.

Le indagini dei carabinieri del Ros hanno ricostruito il nuovo assetto del clan dei Batanesi a Tortorici. C'è poi un altro filone d'indagine condotto dalla Guardia di Finanza che si è concentrato sulla costola del clan dei Bontempo Scavo. È emersa un'associazione mafiosa molto invasiva, capace di rapportarsi, nel corso di riunioni tra affiliati, con organizzazioni mafiose di Catania, Enna, e con il mandamento delle Madonne di Cosa nostra palermitana. Gli investigatori hanno accertato, a partire dal 2013, la percezione di erogazioni pubbliche in agricoltura per oltre 10 milioni di euro.

Antoci: "Una vittoria dello Stato, per anni troppe connivenze"

«Oggi lo Stato dimostra che quando si unisce, quando le norme vengono applicate, quando nella lotta alla mafia si fanno i fatti attraverso un impegno costante, si dà la possibilità alle forze dell’ordine e alla magistratura di d’intervenire». A dirlo Giuseppe Antoci, presidente della fondazione Caponnetto, davanti all’aula bunker del carcere di Gazzi dove si celebra la prima udienza del processo dell’operazione antimafia «Nebrodi» contro la mafia dei campi.

«L'attività di oggi - prosegue l’ex presidente del Parco dei Nebrodi, padre del Protocollo Antoci - dimostra che in tutti questi lunghi anni nessuno provava a entrare in questo meccanismo per paura e per connivenze, molti hanno perso la vita, ci sono tanti omicidi non risolti nel territorio dei Nebrodi ed è chiaro che abbiamo iniziato questa attività per difendere la brava gente, tutto nasce per difendere un gruppo di agricoltori, non pensavamo che da li si potesse scoperchiare un vaso di Pandora che rappresenta un enorme finanziamento alle mafie nel nostro paese».

«A poco a poco - aggiunge - abbiamo capito l’importanza del nostro lavoro, la scelta era di cambiare strada, abbassare gli occhi e piegare la schiena o continuare con forza pensando che come dico sempre ci sono tanti modi per morire: si può morire in attentati di mafia come sono morti tanti valorosi uomini dello Stato ma si può anche morire di silenzio pensando che anche tu sei vittima e connivente di un meccanismo di silenzio che arma le mani della mafia. Oggi con me ci sono il senatore Giarrusso e l’onorevole Piera Aiello della commissione nazionale antimafia, l’onorevole Di Pasquale della commissione regionale antimafia. Tante persone ieri mi hanno telefonato per dire andiamo avanti. Oggi siamo qua per guardare negli occhi coloro che hanno tenuto in ostaggio un territorio e ai nostri occhi sono uniti quelli delle brave persone che per anni hanno subito vessazioni , impoverimento, umiliazioni. Quegli occhi porteremo nell’aula bunker del carcere di Messina , e lo dedicheremo a coloro che non ci sono più che per la lotta alla mafia hanno perso la vita e vorrei dedicare anche ai valorosi uomini della mia scorta che quella notte mi hanno salvato la vita».

Giarrusso: ''Strategia unitaria su caso Nebrodi''

"Per la prima volta si è visto questo fenomeno in maniera unitaria, prima venivano viste le singole truffe che si prescrivevano in maniera rapida e si realizzavano dove si percepiscono i soldi". A dirlo il componente della Commissione nazionale Antimafia Michele Giarrusso, oggi a Messina per l'avvio del processo "Nebrodi" contro la Mafia dei campi. "In maniera furbesca - ha ricordato ancora - i mafiosi facevano arrivare i soldi dell'Unione europea non nel loro conto corrente in Sicilia, ma in altri distribuiti in tutta Italia quindi non c'era nemmeno il tempo di avviare le indagini e il reato era prescritto. Quello che ha fatto imbestialire i mafiosi è stato il lavoro fatto, insieme dalla procura, da Antoci come Parco dei Nebrodi e dalla prefettura che ha inquadrato il sistema in maniera unitaria quindi ha riportato le competenze tutto in un unico tribunale e non si prescrive più, mentre prima era un reato a rischio zero dove si percepivano milioni di euro e non si rischiava niente".

Ignazio Corrao M5S: "Giornata storica"

"Oggi è una giornata storica per l'Italia - dice l'eurodeputato M5S Ignazio Corrao - Per la prima volta il gotha della mafia rurale è sul banco degli imputati. Una vittoria epocale dello Stato, ma soprattutto il risultato dell'impegno, della passione civile, della competenza e del coraggio di Giuseppe Antoci, che ci ha messo la faccia rischiando la vita. Ora, dobbiamo portare il protocollo in Europa e dare la caccia alle mafie rurali che perversano indisturbate in tanti paesi".

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