29 Aprile 2021 Giudiziaria

MANOVRE OCCULTE AL CSM, IL MAGISTRATO ARDITA DOSSIERATO

Una dozzina di verbali di interrogatorio dell’avvocato Amara, arrestato nel 2018 per corruzione in atti giudiziari, sarebbero stati veicolati dall’ ex segretaria di Piercamillo Davigo. E’ l’accusa che i pm romani fanno a Marcella Contraffatto, da tanti anni funzionaria al Csm. Chi le ha dato le carte, perchè le ha diffuse?

Verbali che da mesi stanno avvelenando l’atmosfera dei palazzi romani, verbali non firmati (resi da Amara da dicembre a gennaio 2019-21) e che contengono racconti che, a quanto risulta a Il Fatto quotidiano che oggi dedica un ampio articolo all’argomento, la procura di Milano ritiene in parte infondati.

In alcuni passaggi Amara mescola fatti veri e circostanze false. In uno di questi verbali non firmati di Amara (che circolano a Roma nelle redazioni dei giornali e anche al Csm) si parla dell’ex procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita. Accuse false, in cui Amara sostiene nel dicembre 2019 che Ardita (quello che parlava male di lui con il collega Fava nel maggio 2019), sarebbe stato da lui incontrato in una riunione nel 2006 quando era pm a Catania. Peccato però che Ardita era già da anni negli uffici del Dap.

Amara avrebbe raccontato ai pm di Milano Pedio e Storari, che da un anno e mezzo verificano la veridicità delle dichiarazioni, di una fantomatica loggia simil-massonica denominata ‘Ungheria’ di cui avrebbe fatto parte Ardita. Amara la descrive come un convivio di liberali garantisti che volevano combattere contro i giustiziasti. Ebbene Ardita è stato un pm famoso per aver arrestato una mezza dozzina di parlamentari e per aver scritto un libro dal titolo ‘Giustizialisti’.

Infine Amara lo descrive come ‘culo e camicia’ con l’ex capo del Dap Gianni Tinebra. Da una ricerca di archivio Ansa si legge che nel 2005 tra Ardita e Tenebra c’era una forte spaccatura.

L’intervento di Di Matteo – Il plenum del Csm è appena cominciato quando il consigliere indipendente Di Matteo si alza e informa i colleghi di quello che definisce un “fatto personale: nei mesi scorsi ha ricevuto un “plico anonimo, tramite spedizione postale, contenente la copia informatica e priva di sottoscrizione dell’interrogatorio di un indagato risalente al dicembre 2019 dinanzi a un’autorità giudiziaria”. Nella lettera che accompagnava il faldone, ha spiegato l’ex pm di Palermo, “quel verbale veniva ripetutamente indicato come segreto“. Con quale contenuto? “Nel contesto dell’interrogatorio l’indagato menzionava in forma evidentemente diffamatoria, se non calunniosa, circostanze relative a un consigliere di questo organo“. Di Matteo ha quindi spiegato di aver subito contattato la procura competente, cioè quella di Perugia, per riferire i fatti. Il suo timore, infatti, è che “tali dichiarazioni e il dossieraggio anonimo” possano “collegarsi a un tentativo di condizionamento” dell’attività di Palazzo dei Marescialli. L’auspicio ora è che le “indagini in corso possano tempestivamente far luce sugli autori e le reali motivazioni della diffusione di atti giudiziari in forma anonima“.

LE ALTRE ACCUSE DELL’AVVOCATO ‘CORRUTTORE’.

L’avvocato ‘corruttore’ avrebbe coinvolto nei suoi racconti, anche personaggi importanti di molti settori della vita pubblica. Vertici delle forze dell’ordine, altissimi prelati, giudici e politici.

Nei verbali di Amara ci sono anche le accuse, raccontate dal quotidiano Domani, all’ex premier Conte. L’avvocato siciliano sostiene di aver “raccomandato” il futuro presidente del consiglio – all’epoca un avvocato civilista noto per la sua collaborazione con lo studio Alpa – per fargli ottenere una consulenza dalla società Acqua Marcia. All’epoca controllato da Francesco Bellavista Caltagirone, il gruppo si stava avviando verso un concordato preventivo a causa di debiti con le banche. Una raccomandazione che secondo Amara gli sarebbe stata fatta da Vietti, ex deputato dell’Udc e già vicepresidente del Csm. Sia Conte che Vietti hanno smentito nettamente sia di conoscere Amara sia di aver avuto qualsiasi rapporto tra loro. Il quotidiano diretto da Stefano Feltri ricorda anche che dopo l’incarico con Acqua Marcia, Conte fu consulente dell’imprenditore Leonardo Marseglia che riuscì ad acquisire l’hotel Molino Stucky di Venezia proprio dal gruppo Bellavista Caltagirone. Dopo quell’operazione Marseglia nominò Conte nel cda della società che ha la proprietà dell’hotel.

CHI E’ AMARA

I verbali inviati al Csm sono quelli resi alla procura di Milano da Amara, l’ex avvocato esterno di Eni al centro dell’inchiesta della procura di Milano sulle presunte attività di depistaggio per condizionare le indagini sul caso Eni-Nigeria.

Amara è balzato agli onori delle cronache agli inizi del 2018, quando venne arrestato in una operazione congiunta delle Procure di Roma e Messina per associazione a delinquere finalizzata, fra l’altro, alla frode fiscale e alla corruzione in atti giudiziari.

È stato arrestato l’ultima volta nel febbraio del 2020 perché doveva scontare un cumulo pena di 3 anni e 8 mesi per le condanne inflittegli nei procedimenti relativi alle sentenze pilotate al Consiglio di Stato e al Sistema Siracusa, indagine che aveva svelato una sorta di accordo tra pm e avvocati per pilotare indagini e fascicoli e che, utilizzando le parole  del sostituto procuratore generale di Messina Felice Lima, è «una delle più gravi, estese e spudorate corruzioni sistemiche mai realizzate. Amara è considerato il “regista” di una serie di episodi di corruzione per aggiustare sentenze anche davanti ai giudici amministrativi.

Da qualche tempo sta riempiendo verbali su verbali davanti a numerose procure: Milano, Roma e Perugia. Molte delle accuse che ha messo a verbale sono state già considerate non credibili da alcuni uffici giudiziari.

Chi fin da subito non era affatto convinto della bontà del suo “pentimento” era stato il pm romano Stefano Rocco Fava che, agli inizi del 2019, aveva chiesto di arrestare nuovamente l’avvocato siciliano. Dai riscontri in possesso di Fava, Amara avrebbe ricevuto la cifra di 25 milioni di euro da Eni, poi diventati 80, pur in pendenza dei procedimenti romani e siracusani. Il motivo di questa corposa dazione sarebbe stato legato alla corruzione dell’allora pm di Gela, Giancarlo Longo, per procedimenti a tutela dell’amministratore delegato del colosso petrolifero Claudio Descalzi presso la Procure di Trani e Siracusa. Tale dazione avrebbe reso ricattabili i vertici di Eni. Amara, quindi, non aveva detto tutto quello di cui era a conoscenza sulle corruzioni.

L’aggiunto Paolo Ielo aveva, però, respinto la richiesta di Fava a cui, poi, sentito il procuratore Giuseppe Pignatone, era stato anche tolto il fascicolo. Interrogato a Perugia, Amara era stato fra i principali accusatori dell’ex zar delle nomine Luca Palamara. A fine 2019 le peripezie giudiziarie lo portarono a Milano dove si sottopose a quattro interrogatori in meno di un mese davanti all’aggiunto Laura Pedio e al sostituto Paolo Storari nell’ambito delle indagini sui depistaggi nel processo Eni-Nigeria. E a questo punto la storia si tinge di giallo. Tali verbali, oltre ad essere inviati per competenza a varie Procure, sono stati inviati, non è dato sapere come e da chi, nei mesi scorsi anche alle redazioni di importanti quotidiani nazionali.