Brunori Sas : “Questa clausura ci renderà migliori”

5 Aprile 2020

DI LUIGI BOLOGNINI – La lista delle cose da fare “una volta rilasciato da questa specie di 41-bis”, è quasi pronta. Primo, “riabbracciare i figli dei miei fratelli, uno per uno”. Poi, “gita in centro commerciale, scorrazzare tra i reparti e abbracciare tutte le casalinghe che vedo”. Terzo, “cena a casa del mio produttore Taketo Gohara con un amico della Valtellina che ci cucina i pizzoccheri”. Quarto, “tutte le altre cose che fanno parte della vita. In sostanza, la vita”. La vita che, nelle gioie e nelle tristezze, sa cantare così bene Dario Brunori, in arte Brunori Sas, 42 anni, uno degli artisti indie più noti (e bravi, si può dire?) in circolazione. Se solo fosse in circolazione! Invece lui è a casa nella sua Calabria, e a circolare è il suo album Cip!. In particolare ora il singolo Capita così, che sembra scritto oggi, per la malinconia e per i versi finali: “È un attimo, una gioia che inganna di nuovo il tuo cuore, che ti fa dire che in fondo alla fine andrà bene. E alla fine va bene”.

Quasi una instant song, Brunori.
“Quasi, nel senso che l’ho scritta un anno fa. Ed è un caso – benché fortunato – che esca come singolo ora. Quel finale così aperto alla speranza mi sembra perfetto per i tempi che viviamo. Ma da questo punto di vista tutto Cip! è intriso di malinconia e di speranza, o meglio di accettazione serena e rassegnata dell’andamento del mondo. La vita è questa, facciamocene una ragione. E pensiamo che migliorerà, quando mai potremo tornare definitivamente all’aria aperta”.

Forse però su di lei viene l’idea di di altri tanti cantautori: chiusi in stanza, con la chitarra a strimpellare e a poetare. Quindi cosa cambia ora?
“Per un cantautore la solitudine ha senso solo se sa che c’è un mondo che gira intorno a lui, che le cose continuano a succedere. Perciò ora non vivo la solitudine giusta. E per questo sto diventando più istintivo, più pragmatico. Io i social li ho sempre usati solo per scopi promozionali, adesso li sto scoprendo come fa un anziano con lo smartphone, quindi anche per combinare danni. E mi diverto a usarli per dirette, concertini, dando spazio alla mia anima da intrattenitore: finché non potrò riavere contatti umani fisici, recupero col virtuale”.

Questa clausura forzata le è capitata tra capo e collo mentre stava per partire col suo tour primaverile, che ora è stato trasformato in tour estivo.
“E che io temo a breve verrà annunciato come tour autunnale. Che devo dirle? Avevo seminato con Cip!, mi stavo apprestando al raccolto. Raccoglierò in futuro, ne approfitto per riposarmi, fare il punto. Però non sono sereno. Non tanto per me, che resto un privilegiato, ma per le centinaia di persone del settore: tecnici del suono e delle luci, addetti ai palchi, tutta la gente che guadagna solo quando ci sono concerti. Il mondo della musica dovrebbe unirsi per tutelare gente così parlando con una voce unica”.

A proposito di unire, è apparso in “Musica che unisce”, su Rai 1.
“Una trasmissione molto utile, per raccogliere qualche soldino a favore della Protezione Civile e per regalare l’emozione dello stare tutti insieme, tutti uniti, ascoltando bella musica. Per come lo si può fare adesso”.

Ecco. Operatori culturali e artistici iniziano a riflettere se i concerti in streaming potranno essere un vero nuovo modo di godere della musica anche nella normalità. Che dice?
“Gli streaming sono surrogati dei concerti ancor peggiori di quanto lo sia l’orzo rispetto al caffè. Roba che proprio puoi farti propinare solo se non c’è l’originale. Certo, la musica arriva lo stesso, ma uno a un concerto mica va per sentire musica, quello è secondario. Uno va per emozionarsi, per vedere dal vivo il cantante, per stare appiccicato ai cuori degli altri spettatori che dividono la stessa emozione collettiva. Quindi no, il futuro della musica live sarà ancora nei concerti tutti assieme in club, palazzetti e stadi. Il che però allungherà i tempi della ripresa: bisognerà trovare qualche modo per stare distanziati, diminuire le capienze, e noi cantanti dovremo saper emozionare ancor di più per rimediare a questa perdita di contatto fisico. Sarà un futuro tutto da inventare. Come sempre”.

Com’è la sua vita da recluso, nel concreto?
“Anzitutto ho la fortuna di stare in casa con la mia fidanzata, Simona, non sono solo. Abbiamo attraversato tre fasi. Prima: adrenalina in reazione allo shock, tuffo su libri e dischi arretrati. Seconda: fallimento, come il difficile recupero da un’abbuffata, sensi di colpa. Terza, l’attuale: accettazione del tutto, obiettivi minimi. Per esempio ora sul comodino ho un solo libro, Walden ovvero Vita nei boschi di H.D.Thoreau. Non a caso, perché parla di natura e aria aperta in un periodo al chiuso. E poi io e Simona seguiamo tutorial online di esercizi fisici. Devo dimagrire, dovevo farlo anche prima, si figuri adesso. Mi sono dato un obiettivo semplice da raggiungere: Jovanotti”.

Auguri, e comunque i pizzoccheri rovineranno tutto. Invece noi come ne usciremo?
“Ah, posso dirle cosa spero: che questo shock ci tiri fuori il nostro meglio. Sa, la morte di mio padre, di cui parlo anche in Capita così, mi ha fatto riordinare tutte le priorità della vita, mi ha insegnato a guardare le cose del mondo con altri occhi. La malattia dovrà insegnare a tutti noi a fare lo stesso”. da Repubblica.it

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione