5 Febbraio 2008 Mondo News

Il cretino bussa sempre due volte

Improvvisamente, un giorno di una decina d`anni fa, i giornali italiani diventarono tutti cretini. Non essendo cretino al punto da credere che tutti i giornalisti si fossero rincretiniti, ritenni che cretino fossi diventato io. Me ne rammaricai (che incanto era per me, all`alba, stupirsi alle notizie di una volta!) e addossai la colpa al sangue intossicato dalle cicche; con tutte le nuvolette gialle addossate ai miei neuroni mal irrorati, il seme della meraviglia mi si era spento nel testone come un inglorioso vulcano. Non tutte le notizie, infatti, divennero improvvisamente cretine, tanto che leggere era come stare a guardare rincretiniti la Tv. Quasi per compensare l`analfabetismo delle prime, le terze pagine divennero bibbie dei saperi più arcaici, dotti e soporiferi. Il cretino, come il postino, aveva bussato due volte?

Attaccò il mio giornale preferito, `La Repubblica`, con articolesse smisurate sugli influssi dell`architettura giudaica nella pavimentazione delle città  estinte in Mozambico, o su Ubertus De` Piscopis, oscuro alchimista che ricavò la pietra filosofale dalla saliva delle mosche etrusche. Mi ricordo che, invece di leggere avdamente come un tempo, sfogliavo inebetito quelle colonne di piombo, solenni e gelide, che neanche la penna di Proust avrebbe potuto condurre alla vittoria sulla mia frivolezza intellettuale. `Alto, grosso e giuggiolone`, come si diceva a scuola degli ultimi della classe, `Repubblica` mi insegnò che, da adulto, ero culturalmente un ameba. Vero. Da buon cretino, appartenevo alla risma di chi crede ancora che la cultura debba e possa incuriosire, affascinare e sedurre, per stimolare la smania di Conoscenza, proprio quella smania che avevo avuto e che avevo perduto, anche se non del tutto. Ogni tanto, per fortuna, c`era e c`è ancora un articolo di Pietro Citati, l`Abebe Bikila del nostro giornalismo, l`unico maratoneta capace di percorrere senza annoiare chilometri di pagine, perché possiede l`arte, medianico-letteraria, di trasformarsi in Kafka se scrive la biografia di Kafka, e anche ove Kafka non vi si riconoscesse, il Kafka di Citati avrebbe lo stesso artistico diritto di vivere, quasi quanto l`originale. Di Citati c`è anche una versione femminile, più asciutta e pragmatica, Barbara Spinelli. Ha l`arte di spiegarti che cosa realmente sta accadendo all`estero (per esempio sullo scontro fra la Clinton e Obama) ma lo fa con l`inventiva e l`azzurra leggerezza di una novella di Jack London. Tornando a noi cretini, sia come sia, da quei giorni dei forbiti paginoni di `Repubblica` si scatenò un diluvio di inserti, glosse, magazine incellofanati, tutto il turco a casa vostra in 12 comode casse allegato a una copia della Gazzetta dello Sport. Per converso, nei titoloni delle prime pagine, imperarono l`ovvietà  e il più cialtrone e sgangherato servilismo.

Condannati a morte dalla fulmineità  dei telegiornali, i quotidiani risposero con una doppia sparata a salve: volare bassissimo imitando la Tv e volare altissimo come la televisione di massa non può permettersi. Risultato? Forse le vendite dei giornali hanno retto botta, ma sono diventato due volte cretino, e immagino in discreta compagnia, perché non posso essere così vanagloriosamente cretino da credere che non esistano migliaia di altri lettori cretini quanto me. Noi che stamattina ci siamo svegliati e abbiamo letto (con in mano la tazzina tremante del caffé) titoli interessantissimi e paginate spettacolari sui seguenti argomenti:

`Aborto, affondo del Papa: ‘La vita va difesa sempre` (apertura de `La Stampa`). Si noti la definizione grottesca, `affondo`, su una banalità  assoluta.

Trattative di governo. (`La Repubblica`) : `Domenica in convento per Franco Marini: ‘Lo zio frate mi fece studiare`. Erano lustri che ci si interrogava l`un l`altro su questo punto nodale: ma chi fece studiare il presidente Marini? Era lo zio frate. Eilà .

`Il Messaggero`, prima pagina: `Lutto bipartisan: morta Mamma Rosa`. Sì, effettivamente di `bipartsan` c`era rimasta solo la morte. Ma sulla scomparsa della madre di Berlusconi tutti i giornali offrono paginate sane, addirittura scomodando la Storia (`Se ne va la mamma della Seconda Repubblica`). All`epoca non c`ero, ma cosa avranno scritto quando morì la mamma di De Gaulle? Di Marx? Di Pietro il Grande? Di Sigmund Freud? Di Abramo Lincoln? Di Goethe? Forse neppure un necrologio. Il `Corriere della sera`, invece, dedica due paginoni al triste, ma marginale (ci perdoni la famiglia) `evento`. Il più storico quotidiano d`Italia intervista (da non credere) la psicologa Vegetti Finzi e titola: `Inevitabile una riflessione sulla caducità  della vita`. Ma dai, chi l`avrebbe mai pensato? E ancora: `Con questo lutto a 70 anni crescerà  in Berlusconi la voglia di essere amato`. Ma la chicca ce la riserva la prima de `La Stampa`. Carlo Rossella firma `Rosa B, mamma di un italiano`. Questo Toto Cotugno dei necrologi ha come incipit: `Dietro un grande uomo c`è sempre una grande mamma.` Noialtri, infatti, che siamo stati tutti partoriti dalle nane, è per questo che ci sentiamo cretini e di Carla Bruni e Sarkozy in luna di miele a Versailles non ce ne può fregare di meno, così come dell`intera pagina di `Repubblica` oggi dedicata alla `scoperta` che `I tacchi a spillo fanno bene alla vita sessuale`. D`altronde all`estero i lettori non se la spassano tanto meglio, se il `Sunday Times` ha dato `grande spazio alle rivelazioni di un`urologa di Verona.` Io gli avrei dato lo spazio di un tacco a spillo. Ma io sono un cretino. O forse -ma non è una gran consolazione- mi ci hanno fatto diventare.

Diego Cugia