13 Maggio 2012 Mondo News

PALERMO: Inflitti 20 anni all'arch. Liga, ex dirigente Mcl. Il ruolo di responsabile regionale del Movimento cattolico strumentale per i suoi rapporti con i politici

Palermo – Condannato a 20 anni e sei mesi di carcere, l’architetto Giuseppe Liga, ex dirigente del Movimento cristiano lavoratori arrestato nel marzo 2010 perchè ritenuto successore dei boss Lo Piccolo. I pm Francesco Del Bene e Annamaria Picozzi avevano chiesto 27 anni per associazione mafiosa, sette episodi estorsivi e fittizia intestazione di beni aggravata dall’aver favorito Cosa nostra. I giudici della terza sezione del Tribunale, presieduta da Fabrizio La Cascia ha confermato la sussistenza dei reati relativi all’associazione mafiosa e a sei dei sette episodi estorsivi contestati a Liga, ma non la fittizia intestazione di beni aggravata. Assolti, invece, perchè il fatto non sussiste, gli imprenditori Amedeo Sorvillo e Agostino Carollo, dall’accusa di intestazione fittizia aggravata in relazione alla ditta Euteco, riconducibile a Liga. L’accusa aveva chiesto per ciascuno dei due 4 anni e mezzo di carcere. Concessi una serie di risarcimenti: 15mila euro ai commercianti costituitisi parte civile, 5 mila euro alle associazioni antiracket, 10 mila euro alla Provincia e al Comune di Palermo, 7.500 euro al Movimento cristiano lavoratori di cui Liga era reggente. Con lui la strategia della sommersione di Cosa nostra forse ha raggiunto l’apice. Non un mafioso ortodosso, ma un professionista insospettabile, macinatore di appalti pubblici, con buoni contatti in politica e persino guida di un’associazione cattolica. L’architetto, boss lo era davvero. Arrestato il 22 marzo 2010, il 61enne reggente regionale del Movimento cristiano lavoratori, è stato indicato come il successore dei Lo Piccolo nella gestione delle estorsioni a Tommaso Natale, periferia occidentale di Palermo. Era stato chiamato in causa dal collaboratore di giustizia Maurizio Spataro. Il suo nome era tuttavia già comparso in un’intercettazione dell’indagine “Perseo” dei carabinieri. Nella conversazione, il boss di Bagheria, Pino Scaduto, chiedeva ai suoi interlocutori Giovanni Adelfio, Antonino Spera e Sandro Capizzi: «A Tommaso Natale chi c’è»?, intendendo chi ha preso il comando. Avevano così pronunciato il nome di Liga. In un’intervista concessa a un settimanale pochi giorni prima dell’arresto, Liga aveva tratteggiato il suo profilo imprenditoriale: «Ho lavorato in alcuni appalti pubblici per conto della Sip nel ’93-’94. Ho progettato due centrali ad Agrigento. Poi ho fatto lavori di ristrutturazione degli impianti tecnologici, elettrici e di condizionamento in 40 centrali in tutta la Sicilia». L’architetto aveva da tempo un ruolo nel clan Lo Piccolo, ma la sua posizione era divenuta di importanza crescente estendendosi al controllo del “pizzo” e delle attività economiche della cosca. Nell’indagine sono emersi contatti di Liga con vari esponenti politici, contatti che il procuratore aggiunto Antonio Ingroia due anni fa aveva spiegato così: «Liga era reggente regionale del Movimento cristiano lavoratori e in questa veste aveva incontri anche con uomini politici, tra i quali il presidente della Regione». «Contatti solo di natura politica», ha più volte assicurato Raffaele Lombardo. A certificare il ruolo di Liga anche le dichiarazioni dei pentiti, come quelle di Manuel Pasta, che ha raccontato come Andrea Quatrosi, indicato come il nuovo capo del mandamento mafioso di Resuttana, fosse stato affiliato a Cosa nostra dall’architetto. Il professionista-boss, a capo della «Eu.te.co (Euro tecnica costruzioni), è stato coinvolto anche in un’indagine per il traffico di rifiuti e la realizzazione e gestione di una discarica non autorizzata con l’aggravante di avere favorito la mafia. A dimostrazione ulteriore di come Cosa nostra Spa diversifichi i suoi affari e affondi le sue mani anche nei rifiuti. Francesco Santoro – GDS