15 Maggio 2012 Mondo News

CSM: Il "caso" Cisterna all'esame del plenum

Reggio Calabria – Giovedì si conoscerà il destino di Alberto Cisterna. È fissata per le 18, davanti al plenum del Csm, la discussione della proposta di trasferimento d’ufficio per incompatibilità funzionale del magistrato reggino, uno dei vice di Piero Grasso alla Dna. Cisterna, indagato a Reggio per corruzione in atti giudiziari, rischia il trasferimento dalle funzioni per i suoi contatti con Luciano Lo Giudice, fratello del boss pentito Antonino, componente di una delle famiglie storiche della ‘ndrangheta presente e attiva in riva allo Stretto. Era stata la Prima Commissione del Csm, con l’astensione del togato di Magistratura Democratica Vittorio Borraccetti, a decidere di proporre al plenum il trasferimento del magistrato. E l’aveva fatto, come riportato nella delibera, ritenendo che «l’analisi del materiale probatorio comprova pienamente che vi sono stati per diversi anni plurimi contatti tra Lo Giudice Luciano e il dott. Alberto Cisterna (pienamente consapevole di questa appartenenza). In sostanza – si legge nella delibera della Commissione – una relazione personale e di aiuto reciproco. Tali rapporti sono avvenuti al di fuori del corretto adempimento dei doveri di ufficio». Da ciò, consegue «l’impossibilità» di Cisterna, scrive la Commissione, «a svolgere le proprie funzioni con piena indipendenza e imparzialità» e ha «creato nell’ambiente esterno una percezione sfavorevole circa l’indipendenza e l’obiettività del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni». L’ex sostituto della Dda reggina si è sempre difeso sostenendo che i contatti con Luciano Lo Giudice, risalenti al 2004, erano finalizzati alla cattura del superlatitante Pasquale Condello. Il magistrato aveva sostenuto le sue ragioni nel corso dell’audizione davanti alla Prima Commissione quando aveva presentato una memoria scritta. Paolo Toscano – GDS