15 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

POLICLINICO DI MESSINA: Vittima di un calvario dopo l'esportazione di una cisti ovarica. Denuncia alla polizia

«Abbiamo dovuto tagliare lo stomaco di sua madre, perché a seguito del primo intervento, si era perforato l’intestino». Questo avrebbe riferito il medico del Policlinico che ha operato per la seconda volta la signora L.C., 46 anni, messinese, protagonista di un calvario cominciato una settimana fa. Destinatario delle frasi il figlio, che ieri si è presentato nei locali di Prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura per raccontare nei dettagli l’odissea della madre. All’ufficiale di polizia giudiziaria ha denunciato quanto accaduto. Poi si è recato dall’avvocato Salvatore Silvestro, che lo assisterà nella battaglia legale contro chi ha avuto in cura la paziente. La famiglia è intenzionata ad andare fino in fondo. A fare chiarezza su una vicenda che si è complicata in maniera inaspettata col trascorrere dei giorni. La donna è stata ricoverata il 7 maggio, alle 15, nel reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale “Gaetano Martino”, per un intervento prestabilito di laparoscopia, finalizzato all’estrazione di una cisti ovarica. Operazione eseguita il giorno successivo, dalle 8 di mattina alle 13. Il 10 maggio le dimissioni e la raccomandazione del medico di effettuare una cura antibiotica. Ma lo stesso pomeriggio la quarantaseienne ha accusato forti dolori addominali, divenuti lancinanti e insopportabili. Necessario, quindi, l’intervento del personale del 118 e il successivo trasferimento in ambulanza prima al Pronto soccorso del nosocomio di viale Gazzi, poi a Ginecologia. Alle 18 il ricovero in sala parto, dove il medico di guardia ha stabilito di effettuare analisi accurate, tra cui una Tac. Dai risultati è emerso un preoccupante versamento di liquido all’interno dell’addome. Nuovo viaggio in sala operatoria, dove L.C. sarebbe rimasta dalle 24 alle 6 di giorno 11. Al termine dell’intervento il figlio ha chiesto spiegazioni al medico che aveva diretto l’equipe. Il quale avrebbe parlato di perforazione intestinale e di fuoriuscita di liquido in seguito alla prima operazione chirurgica. La paziente è stata dirottata nel reparto di Chirurgia generale, in cui si trova tuttora, piuttosto sofferente. «È al padiglione F, 5. piano e ha bisogno che le cambino continuamente le sacche di drenaggio, ma il reparto ne è privo, tant’è che il personale infermieristico usa sacche un po’ più grandi e, durante il cambio, si verificano fuoriuscite di escrementi», si legge nella denuncia formalizzata negli uffici della polizia di Stato. I familiari sono convinti si tratti di un caso di malasanità e chiedono l’acquisizione delle cartelle cliniche e che siano espletati tutti gli accertamenti peritali. Sulla vicenda prende posizione il Policlinico: in un comunicato viene precisato che l’Azienda ospedaliera «si riserva di valutare in maniera approfondita il percorso diagnostico-terapeutico, in modo da ricostruire tutti i passaggi più significativi che hanno contraddistinto il periodo di permanenza nelle Unità coinvolte, in particolare Ginecologia e Chirurgia». Tuttavia, «dalle informazioni fin qui raccolte, sembrerebbe che le procedure adottate dai sanitari, relative al caso in questione, siano coerenti e in linea con le principali regole di gestione assistenziale». Riccardo D’Andrea – GDS