26 Maggio 2012 Cronaca di Messina e Provincia

MESSINA: Ex Servirail, la rabbia scuote i palazzi. Lo sfogo: «Abbandonati dalla politica e dai sindacati». Ma in serata arriva la convocazione per lunedì 28

MUNCH

FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

«Le dico solo una cosa: o saliamo tutti su quel maledetto treno o non salirà nessuno; perché stavolta blocchiamo lo Stretto». La rabbia non si placa nemmeno quando in serata arriva la convocazione a Roma per il 28 maggio, con due giorni di anticipo rispetto al previsto. Non si placa, ma si riaccende in ognuno un barlume di rinnovata speranza. Contrariamente a qualche ora addietro, quando (ed è stato questo a scatenare il putiferio) l’incontro risolutivo sulle sorti della vertenza dei ferrovieri, in programma il 30 maggio, aveva subìto un altro intollerabile rinvio, ovvero al 4 giugno. Ennesima beffa per gli 85 ex Servirail che, una volta recepito il messaggio-presa in giro, ieri mattina hanno deciso di lanciare un segnale forte, barricandosi sul campanile del Duomo per gridare a squarciagola, da quell’altezza, tutto il proprio sdegno. È una vicenda a dir poco torbida (qualcuno ieri ha invocato l’intervento della magistratura) che si trascina da mesi e che tiene col fiato sospeso, ormai allo stremo (e con pignoramenti vari in corso), 85 famiglie messinesi. Una vertenza simbolo per la nostra città, unica porta della Sicilia da cui dipendono le sorti del trasporto regionale (per chi ancora non l’avesse compreso). Questi lavoratori hanno diritto all’assunzione da parte delle Fs. Punto. E dovevano essere stabilizzati ben prima di tanti altri che, dal centro al nord Italia, hanno già trovato il canale giusto per scavalcarli. Solite dinamiche di privilegio per chi evidentemente è ben sponsorizzato politicamente, al contrario di noi poveri meridionali puntualmente umiliati. Ma stavolta i soliti irriducibili (una ventina in rappresentanza di tanti altri) che hanno avvolto il campanile di striscioni, sono determinati a non mollare, così come li hanno esortati a fare gli stessi familiari ai piedi della torre, scandendo a suon di applausi i loro cori. Una solidarietà che ha contagiato molti presenti laggiù; persino alcuni turisti stranieri hanno fatto il tifo per loro, che adesso giurano di non tornare a casa a mani vuote: «Le nostre famiglie non se lo meritano. Il 28 a Roma, il 29 di nuovo a Messina, ma per brindare all’assunzione. O scateneremo l’inferno», avvertono a denti stretti. E provate a dir loro di stare calmi “che tutto si risolverà”, come ha tentato di fare qualcuno, ovviamente dall’alto del suo stipendio sicuro. In serata, come si accennava, dopo una giornata altroché intensa, i “guerrieri” con la voce rotta, hanno accettato una tregua e sono scesi dal campanile. La notizia della nuova convocazione romana è arrivata nelle mani del sindacalista Michele Barresi (sin da sempre al loro fianco) che ieri ha mostrato ai lavoratori il foglio ufficiale, scaturito al termine di una mattinata di vibranti prese di posizione delle istituzioni. È intervenuto il primo cittadino, così come il presidente del Consiglio comunale, i sindacati e, su tutti, il prefetto Francesco Alecci, il quale ha preso il telefono e contattato personalmente il responsabile risorse umane di Fs, Domenico Braccialarghe (colui che si era azzardato a rinviare l’incontro dal 30 maggio al 4 giugno) ottenendo la convocazione per il prossimo 28, data che sancirà (ce lo auguriamo davvero) il definitivo ricollocamento degli 85 in stand-by da troppo tempo. Ieri sera sul campanile è salito pure il sindaco Buzzanca, che in mattinata aveva scritto a Monti per sollecitare un suo interessamento. «Ragazzi sono con voi», ha detto il primo cittadino condividendo appieno la protesta definita «sacrosanta». E se non saranno rispettati i patti, il sindaco sarà il primo a bloccare lo Stretto al fianco dei lavoratori, come ha confermato lui stesso. Gli ex Servirail, dall’alto del campanile, megafono in pugno, non hanno risparmiato nessuno, nemmeno i sindacati: «Se un sindacalista non fa bene il suo dovere – ragiona uno di loro – è incapace, oppure ha fatto inciuci». E lì sotto, almeno in mattinata, di sindacalisti non vi era nemmeno l’ombra, così come non si è visto nessun politico, fatta eccezione per il presidente del Consiglio comunale Pippo Previti, il quale indignato ha sentito il dovere di intervenire senza peli sulla lingua. In cima al Duomo è salito infine il segretario della Cisl Tonino Genovese, fra i pochi a essere “accettato”: «Faremo di tutto – afferma – per scardinare l’indifferenza e l’arroganza di Ferrovie dello Stato. Su questa vertenza si gioca la dignità di una intera regione». Gli fa eco il segretario Cgil Lillo Oceano: «Lavoratori portati alla disperazione e costretti dalla irresponsabilità della politica a gesti eclatanti». TITO CAVALERI – GDS