PROCESSO BETA 1, ECCO TUTTE LE RICHIESTE DELLA PROCURA GENERALE

10 Dicembre 2019 Senza categoria

È andata avanti per tutta la mattina, al processo d’appello “Beta 1”, la requisitoria del sostituto procuratore generale Maurizio Salamone, che aveva già dedicato l'intera udienza del 3 dicembre per trattare altri aspetti dell'inchiesta, davanti della sezione penale della Corte d’appello presieduta dal giudice Maria Celi (consiglieri Carmelo Blatti e Bruno Sagone). Poi, intorno alle 12.30, ha tratto le conclusioni su ognuno dei 21 imputati. E cioè la conferma della sentenza con qualche sconto di pena. Il sostituto procuratore generale Maurizio Salomone ha chiesto 19 condanne e di queste sono 14 conferme del verdetto di primo grado, e 5 modifiche di pena. Complessivamente circa un secolo di carcere.

ECCO TUTTE LE SINGOLE RICHIESTE:

Vincenzo Romeo - 15 anni e 2 mesi e 20 giorni di reclusione (per lui un 'ritocco' di pena di 1 mese e 15 giorni)

Benedetto Romeo - 11 anni 

Antonio Romeo - 8 anni, 2 mesi e 20 giorni

Marco Daidone - 10 anni e 8 mesi

Pasquale Romeo - 10 anni e 8 mesi

Biagio Grasso -  6 anni e 4 mesi

Mauro Guernieri - 9 mesi (l'accusa non è più tentata estorsione ma esercizio arbitrario delle proprie azioni)

Antonio Lipari - 10 mesi e 20 giorni (chiesta l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto» in relazione ad un capo d’imputazione)

Caterina Di Pietro - 9 mesi  e 20 giorni

Stefano Giorgio Piluso - 1 anno, 9 mesi e 10 giorni

Gianluca Romeo -  2 anni

Lorenzo Mazzullo - 3 anni e 6 mesi

Giovanni Bevilacqua - 1 anno, 10 mesi e 20 giorni

Salvatore Lipari - 11 mesi e 11 giorni (chiesta l’assoluzione con la formula «per non aver commesso il fatto» in relazione ad un capo d’imputazione)

Maurizio Romeo - 1 anno, 9 mesi e 10 giorni 

Fabio Laganà - 6 mesi

Nunzio Laganà detto Massimo - 10 anni e 8 mesi  e 20 giorni, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per due anni a pena espiata.

Giuseppe Verde - 6 mesi

Antonio Rizzo - 3 mesi

Francesco Altieri - ASSOLUZIONE

Giovanbattista Croce - ASSOLUZIONE

 

In primo grado erano state 19 le condanne, alcune molto pesanti, e due le assoluzioni.

Queste erano state le condanne in primo grado del Gup De Rose: 15 anni e 2 mesi e 20 giorni per Vincenzo Romeo (l’accusa ne aveva chiesti 18), 11 anni per Benedetto Romeo, 10 anni e 10 mesi e 20 giorni per  Antonio Romeo, 10 anni e 8 mesi per Marco Daidone e Pasquale Romeo, 6 anni e 4 mesi per Biagio Grasso, 1 anno e 4 mesi per Mauro Guernieri, 1 anno, 4 mesi e 20 giorni per Antonio Lipari, 1 anno, 9 mesi  e 20 giorni per  Caterina Di Pietro, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni per Stefano Giorgio Piluso, 2 anni per Gianluca Romeo, 3 anni e 6 mesi per Lorenzo Mazzullo, 1 anno, 10 mesi e 20 giorni per Giovanni Bevilacqua, 1 anno, 5 mesi e 10 giorni per Salvatore Lipari, 1 anno, 9 mesi e 10 giorni per Maurizio Romeo, 6 mesi per Fabio Laganà, Nunzio Laganà, Giuseppe Verde, 3 mesi per Antonio Rizzo. Assolti Francesco Altieri e Giovanbattista Croce difesi dagli avvocati Salvatore Carroccio e Carmelo Vinci.

Subito dopo la requisitoria del sostituto procuratore generale Salamone è intervenuto con dichiarazioni spontanee Vincenzo Romeo.

Oggi è stata la volta anche degli avvocati di parte civile (Comitato Addio Pizzo Onlus, Comune di Messina, l'associazione Alfredo Costa), quindi il calendario prefissato si snoderà fino alla fine di gennaio (il 9 e il 23 le prossime udienze) per il ciclo delle tante arringhe difensive e la sentenza.

“Beta” è l’indagine della Distrettuale antimafia e dei carabinieri del Ros che vede alla sbarra 21 imputati e racconta l’esistenza della “cupola” mafiosa a Messina capeggiata dalla famiglia dei Romeo e strettamente collegata al gruppo catanese dei Santapaola-Ercolano, anche per vincolo familiare diretto.

Nella scorsa udienza il sostituto pg Salamone aveva ripercorso in prima battuta e in maniera molto dettagliata la genesi del gruppo mafioso «delocalizzato» dei Romeo-Santapaola, descrivendo anche il modo «silente» con cui s’è insinuato sia nei gangli criminali di Messina, diventando praticamente il gruppo egemone cittadino, sia tra le pieghe della pubblica amministrazione e nel mondo dei professionisti corrotti, per fare affari milionari. Sempre senza “sangue” ma con la sola forza dell’intimidazione derivante dal nome di peso nella nomenklatura mafiosa siciliana, quello dei Santapaola.

Poi il magistrato dell’accusa aveva iniziato ad esaminare anche le singole posizioni degli associati. E per esempio per Nunzio Laganà, che ha definito una sorta di “socio al 50%” nel business internazionale del gioco d’azzardo con Vincenzo Romeo, ha chiaramente anticipato che contesterà l’assoluzione parziale (dal reato associativo mafioso) decisa in primo grado, visto che a suo giudizio a Messina, anche con il suo contributo avevano realizzato una vera e propria “università del gioco d’azzardo”, per esempio con interessi a Malta e nell’area della ex Jugoslavia.

La “Beta” è sfociata nell’estate del 2017 in 30 arresti. È stata svelata la presenza di una costola di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva dell’attività di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire lucrosi affari. Tra i reati contestati oltre all’associazione mafiosa anche estorsioni, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, frodi informatiche, gioco d’azzardo illegale e trasferimento fraudolento di beni, corse dei cavalli.

Care lettrici, cari lettori,
vi scrivo per chiedervi di sostenere il lavoro che quotidianamente vi offriamo, anche a costo di grandi sacrifici personali. Sostenere stampalibera.it significa infatti permettere a questa testata giornalistica, che vi accompagna da oltre 10 anni e che continuate a dimostrare di apprezzare sempre più, di crescere con il supporto di collaboratori retribuiti per migliorare la qualità della nostra informazione libera ed indipendente e di lavorare con tranquillità, coraggio e senza mai dover subire i ricatti della politica. In questi ultimi anni il sito è cresciuto molto. E non finiremo mai di ringraziarvi uno ad uno. Purtroppo però i ricavi della pubblicità, sempre di meno a causa della chiusura definitiva, cagionata dalla pandemia, di molte attività già in crisi, non sono sufficienti a coprire i costi. In un momento in cui quasi tutti i siti e i giornali si assomigliano abbiamo il dovere di fare di più con nuove storie, inchieste e notizie. Ed è anche per questo che vi chiediamo un piccolo ma importante contributo economico. Grazie.


Enrico Di Giacomo

 

 

E’ possibile sostenere stampalibera.it donando tramite bonifico al seguente IBAN: IT36P0760105138282454882455

oppure tramite PayPal cliccando su Donazione