OPERAZIONE DINASTIA: Quella corsa in moto per portare la droga dalla Sicilia alla Calabria

Di Riccardo D’Andrea – Anche a Milazzo era attivo un gruppo organizzato dedito allo spaccio di stupefacenti, collegato a quello dei Barcellonesi, con i quali condivideva i canali di approvvigionamento dello stupefacente. Lo guidava un direttorio composto da cinque persone: Giovanni Fiore, l’albanese Gjergj Preci, Francesco Doddo, l’ex appartenente all’Arma dei carabinieri Francesco Anania e l’ex agente di polizia penitenziaria Sebastiano Puliafito. Facevano parte del sodalizio Giuseppe Puliafito e Giuseppe Formica, mentre i fornitori sono stati individuati in Giuseppe Scalia (dalla Calabria) e Salvatore Laudani (dal territorio catanese, referente dell’omonimo clan).

Stando alle dichiarazioni rese da Puliafito, il traffico di sostanze stupefacenti sarebbe stato gestito dai membri della famiglia Anania (oltre a Francesco dal fratello Giuseppe), in collaborazione con Fiore. I Laudani approvvigionavano il sodalizio radicato nella città mamertina di hascisc e marijuana, mentre i Barcellonesi di cocaina.

Tra i membri dell’associazione, le frequentazioni fra Giovanni Fiore e Francesco Doddo erano molto intense. Il 4 settembre 2014, si sono dati appuntamento per discutere dell’incendio, la notte precedente, di due autovetture e un motociclo di proprietà di Anselmo Taranto, titolare della società di navigazione che porta il suo nome.

«Per comprendere gli eventi occorre evidenziare – si legge nell’ordinanza firmata dal gip Monica Marino – che Giovanni Fiore all’epoca era legato sentimentalmente alla sorella di Anselmo Taranto. Così si spiega anche la ritorsione per l’incendio patito dai familiari della propria fidanzata ad opera di Fiore, che ritenendolo, evidentemente, opera dei concorrenti delle società di navigazione riconducibili alla famiglia Taranto, organizzava in data 3 dicembre 2014, l’incendio doloso di una imbarcazione della società Navisal di Milazzo, la Eolo d’Oro, che si trovava in un cantiere navale di Giammoro».

Tornando all’attività del narcotraffico, elementi importanti in tal senso li ha forniti il collaboratore di giustizia Alessio Alesci: «Peppe “Il calabrese” ci forniva dieci chili d’erba e ce la dividevamo io e Giovanni Fiore e dopo qualche paio di giorni abbiamo mandato a Marco Chiofalo e a uno di Rometta che non mi ricordo come si chiama.. sono andati con la Panda di Marco Chiofalo e Marco Chiofalo con il T-Max di Giovanni Fiore… sono andati in Calabria, no sacciu comu si chiama u paisi… hanno preso il materiale, ne hanno preso dieci chili in un borsone, Marco Chiofalo se l’è messo sul T-Max davanti… ed è partito, si è imbarcato ed è passato… Giovanni Fiore spacciava la droga a Milazzo… Quella mattina che sono andati in Calabria ndi fimmaru nta l’autostrada, a polizia stradali, che sono partiti loro per la Calabria e io e Fiore siamo andati fino a Rometta. Al ritorno la mia macchina difettava e ci ha fermato la polizia stradale nell’autostrada… loro sono andati con il T-Max e con La Panda.. e hanno portato la droga». Rassegna stampa da Gazzetta del Sud