10 Giugno 2020 Giudiziaria

MESSINA: MALTRATTAVA E VESSAVA LA MOGLIE. 40ENNE CONDANNATO A 3 ANNI E 6 MESI DI CARCERE

Di Edg – Un matrimonio felice, come quello di tanti, fino a quando il suo carattere violento e prevaricatore non ha distrutto il rapporto e reso un inferno la vita di una giovane donna. Si è definito oggi il procedimento di primo grado contro Gabriele Neroni, difeso dall’avvocato Nino Cacia, imputato per il reato di maltrattamenti, lesioni, danneggiamento e violazione di domicilio commesso ai danni della moglie S. C.. Il Tribunale Collegiale, Seconda sezione penale, presieduto dal dott. Carmine De Rose ha condannato l’imputato alla pena finale di 3 anni e 6 mesi di reclusione (e lo ha interdetto dai pubblici uffici per cinque anni), a fronte di una richiesta di 6 anni della pubblica accusa, oggi rappresentata dal dott. Liprino. La parte civile, la moglie del Neroni, era assistita dall’avvocato Oleg Traclò.
Gabriele Nerosi venne arrestato ad agosto dell’anno scorso per aver maltrattato la moglie, sposata dieci anni prima e dalla cui unione è nato un bambino, sottoponendola ad una serie continua di vessazioni o mortificazioni. La donna dovette più volte fare ricorso a cure mediche, oltre a subire minacce come quelle di essere uccisa o sciolta nell’acido. Inoltre l’uomo, una volta interrotta la relazione, intimò alla donna di tornare assieme cercando di convincerla con frasi tipo, “Sei di mia proprietà”, “Non devi metterti con nessuno perchè uccido te e lui” e “Ti squaglio nell’acido”. Un mese prima di essere arrestato, Gabriele Neroni aggredì la moglie, tirandole i capelli, schiaffeggiandola, e sganciandole un pugno in viso.
Una violenza inaudita. Che continuò fino al 19 agosto, quando l’uomo si introdusse all’interno dell’abitazione della donna aggredendola e minacciandola fino all’arrivo delle forze dell’ordine che misero fine a un incubo.
‘Una pervicacia criminale manifestata più volte, un’indole fortemente aggressiva e una incapacità di tenere a freno le sue pulsioni violente”, convinsero il gip a spedirlo dritto in carcere. Oggi la sentenza di condanna.