Anche Piero Campagna alla ricerca del piccolo Gioele

19 Agosto 2020 Inchieste/Giudiziaria

Foto di Giovanni Isolino

 

Di Edg – Arriva oggi l’Esercito per le ricerche del piccolo Gioele, il bambino di 4 anni scomparso lo scorso 3 agosto con la madre, Viviana Parisi poi ritrovata morta. Parteciperà da questa mattina con uomini e mezzi della BriGata Aosta alle ricerche del bambino. Un nucleo ricognizione e 3 squadre da 10 persone del 24º reggimento Peloritani di Messina si inserirà nel dispositivo di ricerca della Protezione Civile, coordinato dai Vigili del Fuoco. Le ricerche proseguiranno “a tempo indeterminato”, sino a ordine diverso.

Raduno di volontari dopo l’appello sui social. 

Daniele Mondello, il papà di Gioele, è arrivato al ‘campo base’ delle Ricerche presso il distributore di benzina Ip a Marina di Caronia (Messina) ma non si è fermato e ha proseguito con la sorella, Mariella, in auto, con un gruppo ristretto di amici e parenti per effettuare le ricerche. “Siamo qui e stiano iniziando le ricerche con un gruppo ristretto di familiari – dice Mariella Mondello- gli altri ci raggiungeranno appena si organizzano con i soccorritori”. Intanto aumenta il numero di volontari presenti al quartier generale dell’Ip. Molte persone non sono del posto e non sanno da dove iniziare le ricerche.

Marito: Viviana non avrebbe mai ucciso Gioele. 

“Viviana non avrebbe mai ucciso Gioele. Inoltre non aveva paura dei cani”. Lo ha detto Daniele Mondello, il padre del piccolo Gioele che sta partecipano alle ricerche insieme ad alcuni familiari e a un centinaio di volontari, ha voluto in questo modo escludere una delle ipotesi sulle quali stanno lavorando gli inquirenti, cioè quella di un omicidio-suicidio da parte della madre del piccolo,facendo riferimento anche a una eventuale aggressione da parte di alcuni cani feroci.

“Se trovate qualcosa, avvisate ma non toccate. nulla”. 

Le operazioni sono partite e vigli del fuoco e la protezione civile hanno avvertito i volontari: “Se trovate qualcosa non dovete toccare niente, mi raccomando. Avvertite subito qualcuno ma senza toccare nulla”. Sono una ottantina le persone arrivate nel frattempo per aiutare le ricerche del piccolo.

Volontari trovano cappellino ma non è di Gioele.

I volontari hanno trovato il cappellino di un bimbo che è stato subito mostrato al padre del bimbo, Daniele Mondello. Quest’ultimo ha tuttavia escluso che il copricapo appartenga al figlioletto: “Non è il suo”, ha detto scuotendo la testa. Anche la zia, Mariella Mondello ha escluso che il cappellino sia riconducibile al bimbo scomparso: “Non è della marca che indossava Gioele – ha ribadito -. Siamo qui per l’ennesima volta alla disperata ricerca di mio nipote. Tutte le ipotesi sono aperte, noi abbiamo fiducia nel lavoro dei magistrati”.

Tante persone a Caronia per aiutare.

“Sono qui dalle 6.30 perché questa scomparsa del bambino mi angoscia dal primo giorno. Voglio partecipare anche io alle ricerche, come chiesto ieri dal padre del bambino”. A parlare è Antonia, una casalinga di 39 anni di Acquedolci (Messina) che si è presentata all’alba al distributore di benzina Ip scelto come quartier generale per le ricerche del bimbo. Vigili del fuoco e protezione civile sono già in postazione per riprendere le ricerche “attive”, dopo quelle “passive” che proseguono di notte. Era stato ieri il padre del bambino, Daniele Mondello, a lanciare un appello sui social: “Invito tutti quelli che si vogliono unire alle ricerche di mio figlio Gioele a presentarsi mercoledì 19 agosto presso il centro di coordinamento sulla ss113 al distributore di benzina IP di Caronia. Saremo lì intorno alle 7.30. Si raccomanda di indossare abbigliamento adeguato, pantaloni lunghi e maglie con le maniche lunghe. Vi ringrazio anticipatamente”. Arrivano alla spicciolata all’Ip per partecipare alle ricerche del piccolo. Ci sono anche Giovanni e Antonio, due agricoltori della zona. “Non è possibile sparire così”, dicono. “Anche noi vogliamo partecipare alle ricerche”. Il bar è ancora chiuso, aprirà più tardi. C’è chi chiede del caffè “per svegliarsi”, chi vuole dell’acqua. Un giovane si presenta come se dovesse andare a un safari. Con la tuta mimetica e il cappellino color verde militare. “Ho letto ieri l’appello del papà di Gioele e sono venuto”, dice. “Tanto sono in ferie – aggiunge – e sono libero”. “Siamo qui per dare il nostro piccolo contributo alla ricerca di Gioele. Siamo amici di Daniele da anni e stiamo soffrendo con lui”, dice un amico del papà di Gioele arrivato da Messina. “Sapevamo dei disagi psicologici si Viviana – dice un altro – ma questa storia ci ha sconvolto”. Arriva anche Emanuele, un cugino di Daniele Mondello. “Ho accolto l’appello di Daniele perché voglio partecipare alle ricerche – dice – un bambino non può sparire così”. Nel piazzale del campo base si è radunata una piccola folla. Oltre cinquanta persone sono arrivate per dare una mano al padre del piccolo.

C’è anche l’ex carabiniere Piero Campagna.

Da dicembre 2018 non indossa più la divisa di carabiniere, ma lui rimane uno dei migliori investigatori di cui l’arma ha potuto avvalersi. Anche in pensione. Piero Campagna si è messo a disposizione, anche questa volta con grande generosità, alla ricerca del piccolo Gioele. Dalle 6,30 di questa mattina si trova, assieme ad altri volontari, nelle campagna impervie di Caronia. Non dorme da giorni pensando a questa tragedia, e soltanto chi lo conosce bene sapeva già che non sarebbe potuto rimanere con le mani in mano. Come 35 anni fa, in quel maledetto 12 dicembre 1985. Una vita dolente e rabbiosa da fratello di Graziella. Denunciata la sua scomparsa da due giorni, nessun carabiniere si era premurato di cercare la ragazzina, o quel che ne restava. Appena ne era stato informato, Piero era tornato in Sicilia e, compreso che fosse accaduto qualcosa di irreparabile, era stato lui a cercare disperatamente e poi a trovare il cadavere di sua sorella nello spiazzale di Forte Campone, sui monti sopra Villafranca Tirrena, dove nella sera del 12 dicembre 1985 Graziella era sparita mentre aspettava l’autobus per tornare a casa dai suoi, a Saponara. Nei giorni successivi, mentre i carabinieri anziché investigare si impegnavano solo a depistare, le indagini (perfino i sopralluoghi) fu Piero a doverle fare.

“Ci sono stati dei ritardi iniziali nelle ricerche e un coordinamento approssimativo a mio parere”, dice prendendo fiato all’ombra di un albero, a riparo da un sole cocente.

Piero è stato sempre un uomo dalla tempra cristallina in qualunque ambito si sia mosso, più di chiunque altro, e lo sanno le persone che si sono trovate in una condizione analoga alla sua: i familiari delle vittime innocenti di mafia. Piero in questi decenni si è fatto carico non solo della sciagura vissuta da lui e dalla sua intera famiglia ma si è addossato sulle proprie spalle pure le sofferenze dei familiari di tutte le altre vittime. Si è speso allo spasimo per dare sostegno, investigativo e morale, ai familiari di Beppe Alfano, o a quelli di Attilio Manca, o a quelli di Adolfo Parmaliana, o a quelli che ha incontrato in tutta Italia.

Anche in questo, Piero ha sempre mantenuto il basso profilo, proprio come un eroe proletario. È sempre rifuggito dalla visibilità pubblica e si è sempre adoperato privatamente a sostegno di tutti. Oggi come ieri. Sperando che il suo intuito investigativo possa essere di aiuto ancora una volta.

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