Messina: Bilanci comunali, tutti assolti

13 Novembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Tutti assolti. Con diverse formule. Ma la sostanza non cambia. È stato totalmente “cancellato” dalla sentenza di ieri, emessa dalla sezione penale Corte d'appello presieduta dal giudice Francesco Tripodi, il procedimento per i bilanci comunali delle giunte Buzzanca, che la Procura, a suo tempo, presumeva «falsificati» ad arte per non dichiarare il default. Il processo era stato aperto a suo tempo (gli indagati iniziali furono addirittura 74), nei confronti di ex amministratori, funzionari comunali in carica in quel periodo e membri della giunta e del consiglio comunale dell'epoca che, a vario titolo, si erano occupati dei documenti contabili del Comune.

E già l'accusa, in appello, alla requisitoria del 5 ottobre l'aveva fatto il sostituto Pg Adriana Costabile, aveva praticamente quasi “azzerato” tutto, lasciando in piedi soltanto alcune posizioni e sollecitando poi una lunga serie di assoluzioni e prescrizioni: la conferma della condanna relativa al capo F (il falso in bilancio del 2011 in proiezione sul 2012) per i revisori dei conti Giovanni Di Leo, Carmelo Giardina, Giancarlo Panzera e Dario Zaccone; poi «conferma in punto di responsabilità con riferimento al capo F» per Francesco Aiello, Antonio Amato, Attilio Camaioni, Ferdinando Coglitore, Domenico Maesano, Vincenzo Schiera, e rimodulazione della pena - viste le prescrizioni richieste per gli altri reati -, a un anno e un mese di reclusione (pena sospesa).

Ma i giudici ieri sono andati ben oltre, ed hanno pronunciato una sentenza netta. In un passaggio il magistrato dell'accusa era stato chiaro: la mancata contestazione in primo grado nei capi d'accusa per falso ideologico del concetto di “atto fidefaciente” legato ai bilanci, quindi - semplificando - con una valenza anche “esterna”, non aveva consentito di mettere sullo stesso piano politici e funzionari comunali. Ventotto condanne e sei dichiarazioni di prescrizione totali per i 34 imputati coinvolti. Fu questa la sentenza di primo grado, che si ebbe il 6 marzo 2019.

E dopo la sentenza di primo grado erano rimaste in piedi solo tre ipotesi di falso ideologico, che ieri sono state trattate dai giudici con un dispositivo complesso. Vediamo di riassumerlo. Per il bilancio previsionale 2009 la formula assolutoria adottata è «perché il fatto non sussiste», quindi in pratica, per la corte non era falso. Per tutto il resto, ovvero ancorandolo agli atti amministrativi, dal consuntivo del 2009 ai bilanci del 2011, le formule assolutorie scelte variano: «perché il fatto non sussiste» per i dirigenti comunali, «perché il fatto non costituisce reato» per l'ex sindaco Buzzanca e i suoi assessori (in pratica, per questi ultimi, secondo i giudici d'appello il falso si sarebbe concretizzato ma mancava l'elemento psicologico del reato, il dolo, semplificando la consapevolezza di agire contra legem).

C'è poi un distinguo che riguarda una singola posizione, ovvero per l'ex ragioniere generale del Comune Ferdinando Coglitore, che oltre a registrare una serie di assoluzioni solo per un capo d'imputazione (“E”, la cosiddetta “gestione di servizi in conto terzi”), ha registrato la dichiarazione di prescrizione. Passando invece ai nomi dei 29 coinvolti nel procedimento, sono stati assolti l'allora sindaco Giuseppe Buzzanca e gli ex assessori Carmelo Capone, Dario Caroniti, Orazio Miloro, Giuseppe Puglisi, Roberto Sparso, Salvatore Magazzù, Franco Mondello, Elvira Amata, Giuseppe Corvaja, Giuseppe Isgrò, Carmelo Santalco e Giorgio Muscolino. Assolti anche i revisori dei conti Giovanni Di Leo, Carmelo Giardina, Giancarlo Panzera e Dario Zaccone, così come i dirigenti Francesco Aiello, Antonio Amato, Attilio Camaioni, Domenico Manna, l'ex ragioniere generale Ferdinando Coglitore, e poi Domenico Maesano, Roberto Aricò, Domenico Donato, Carmelo Famà, Santi Alligo e Vincenzo Schiera. I giudici hanno assolto «perché il fatto non sussiste» anche l'ex city manager comunale Gianfranco Scoglio, che in primo grado aveva registrato la prescrizione ma aveva chiesto che in appello venisse riesaminata la sua posizione. Ed è stato scagionato nel merito.

I giudici della Corte d'appello hanno anche rigettato la domanda di risarcimento del danno che avevano avanzato il Comune di Messina e una parte civile privata, un legale che aveva collezionato una lunghissima lista di parcelle inevase da Palazzo Zanca.

L'inchiesta avviata a suo tempo dalla Procura si basava sui verbali del consiglio comunale, sui rilievi di alcuni consiglieri, e sulla consulenza del prof. Vito Tatò, che aveva analizzato le carte contabili del Comune e in particolare i debiti fuori bilancio e i crediti delle partecipate.

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