LA DENUNCIA DELLA CGIL: IL DISEGNO DI LEGGE REGIONALE “CALDERONE” IMPOVERISCE ULTERIORMENTE LA SANITA’ MESSINESE

6 Dicembre 2020 Politica

"IL DISEGNO DI LEGGE REGIONALE 'CALDERONE' IMPOVERISCE ULTERIORMENTE LA SANITA’ MESSINESE".
A sostenerlo sono Giovanni Mastroeni, Segretario Generale della Cgil Messina, Francesco Fucile, Segretario Generale della FPCGIL Messina, assieme ad Antonio Trino, Segretario Provinciale FP con delega alla Sanità, e Guglielmo Catalioto Responsabile Provinciale dei Medici FPCGIL.

“Dall’esame del DDL proposto dall’On. Calderone” dichiara la CGIL “non si riesce a comprendere quale sia la ragione di tale provvedimento, se non quella di voler proporre un’ulteriore diminuzione dell’offerta sanitaria nella nostra provincia, già stremata dalla copiosa cura dimagrante imposta dalla Regione”

“La CGIL ritiene irrazionale, dichiarano i dirigenti sindacali, quanto proposto nel DDL ed in alcuni tratti contradditorio. Si vorrebbe capire perché si senta questa esigenza di introdurre solo nel territorio della provincia di Messina questi criteri di economicità e funzionalità, bisogno non avvertito affatto dalle altre province. Come si concilia questa presunta riorganizzazione con il principio cardine della centralità del cittadino/paziente evocato dallo stesso deputato?”

“Ci si sarebbe aspettati” continua il documento “una denuncia sul fatto che l’area metropolitana di Messina ha subito una sostanziosa decurtazione delle risorse finanziarie destinate alla sanità (circa 20 milioni di euro), anziché proporre un’ulteriore anacronistica contrazione” 

Ed ancora come mai l’On. Calderone non entra, né lo ha fatto in fase di predisposizione della rete ospedaliera, nel merito dell’offerta sanitaria dei privati convenzionati, unici a non aver subito decurtazioni, malgrado facciano tutti più o meno ortopedia (il DRG fuga più importante secondo l’Agenas è proprio ortopedico) o comunque offrono un servizio in contrapposizione al pubblico e non ad implementazione (Cardiologia, Medicina interna, Reumatologia ecc)”.

La proposta non sembra inoltre suffragata da una seria indagine epidemiologica che dimostri le reali esigenze sanitarie.

Non vorremmo, invece, che dietro il DDL vi siano altre motivazioni, anche perché le coincidenze strane sono tante. Innanzitutto ricordiamo l’imponente “dote” di 91mln dell’IRCCS, che sicuramente rende appetibile l’Istituto, in un momento storico che vede questa struttura “politicamente” indebolita e facilmente conquistabile.

Poi mentre la soppressione di fatto dell’Azienda Papardo faciliterebbe, più di quanto non sia stato fatto, la crescita del Gruppo GIOMI, che proprio accanto a questo nosocomio sta costruendo un importantissima struttura sanitaria con 250 posti letto (forse sfugge questo particolare al deputato). Sicuramente le risorse dell’Azienda Papardo e del PO Piemonte andrebbero a sanare le deficienze dell’ASP, magari rimpinguando, guarda caso, il presidio ospedaliero di Barcellona PG.  

Proporre l’ASP di Messina quale contenitore di tutta l’offerta sanitaria messinese è praticamente un suicidio tenuto conto che l’Azienda provinciale di Messina non ha mai toccato un livello così basso e che presenta un altissimo grado di criticità organizzative, che ci hanno visto alla ribalta negativa della stampa nazionale, soprattutto per la ben nota vicenda dell’Ospedale di Barcellona PG.

“La proposta” dichiara infine la CGIL “è da respingere complessivamente perché la provincia di Messina ha già dato, pagando un prezzo altissimo in termini di offerta sanitaria”.

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