I NOMI: CI SONO 14 INDAGATI NELL’INCHIESTA SULLE ELEZIONI REGIONALI 2017 DELLA PROCURA DI MESSINA

31 Dicembre 2020 Inchieste/Giudiziaria

Sono quattordici le persone indagate nell'inchiesta della Dia sulle elezioni regionali del 2017 nella provincia di Messina della Procura di Messina, e coordinata dai sostituti Fabrizio Monaco, Maria Pellegrino e Rosanna Casabona, accusate di reati che vanno a quanto pare dalla corruzione elettorale all’abuso d’ufficio, dal falso alle minacce aggravate dal metodo mafioso.

Un’inchiesta aperta nel 2018 ma non ancora conclusa, come scrive oggi in esclusiva Nuccio Anselmo sulle pagine della Gazzetta del Sud dove racconta i dettagli dell'indagine.

Tra gli indagati ci sono anche politici, come l'ex parlamentare regionale Santo Catalano (foto),  nato a Favignana e residente a Milazzo, onorevole decaduto per  aveva patteggiato in appello, un decennio prima a Messina, una condanna a un anno e undici mesi per una vicenda legata ad un abuso edilizio a Milazzo. E poi l'attuale consigliere comunale di Milazzo Lorenzo Italiano (foto), ex sindaco e candidato a sindaco alle ultime amministrative, il sindaco di Fondachelli Fantina Marco Pettinato (foto), il padre Francesco, già sindaco del centro montano, la candidata a sindaco alle ultime amministrative Maria Pamela Corrente.

Ci sono poi i nomi di Armando Buccheri di Terme Vigliatore, Carmelo Fascetto di Nicosia, del milazzese Francesco Salmeri, dei messinesi Placido Smedile, Davide Lo Turco e Giuseppa Zangla, e del pattese Enrico Talamo che avrebbe agito su Tortorici.

E poi, come anticipato dalla stesso sindaco di Messina, risultano nel registro degli indagati Cateno De Luca e l'ex consigliere provinciale di Messina Carlo 'Roberto' Cerreti, con l'ipotesi di abuso d'ufficio in concorso per la nomina di quest'ultimo nel Cda dell'Amam, in sostituzione del membro designato, l'architetto Loredana Bonasera, con l'ipotesi di violazione delle 'quote rosa' e del cosiddetto 'ingiusto vantaggio' a Cerreti.

Ma cosa c’è nei faldoni dell’inchiesta? A quanto pare tra l’altro, e soprattutto, c’è un lungo elenco di intercettazioni telefoniche attivate prima del voto nel novembre del 2017, in cui vengono delineati accordi pre-elettorali illeciti: pacchetti di voti assicurati a Messina e in vari centri tirrenici e ionici dai diretti interessati in cambio di denaro, oppure promesse di posti di lavoro sempre in cambio di una “raccolta voti”. Ma anche le minacce, alcune attuate con metodo mafioso, messe in atto da alcuni soggetti indagati, su mandato di chi aveva elargito mazzette ma poi non era stato eletto.

Il sindaco De Luca: "Le vicende sui brogli elettorali non riguardano la mia persona".

«Mi trovo costretto a precisare che le vicende giudiziarie apparse stamani sulla stampa e che mi accostano a presunti brogli elettorali non sono vere e non riguardano la mia persona. Fatti, tra l’altro, che non sono connessi all’interrogatorio che ho sostenuto lo scorso 29 dicembre in Procura, che riguardava una nomina fatta da me all’Amam per una presunta violazione della parità di genere. E' grave che questo episodio venga accostato a brogli elettorali avvenuti durante le ultime elezioni regionali». Lo dice il sindaco di Messina, Cateno De Luca.

Sulla vicenda fa alcune precisazioni anche l’avvocato Carlo Taormina legale di De Luca che spiega: «Il sindaco è accusato solo di aver, il 27 luglio 2018, scelto i componenti del consiglio di amministrazione dell’Amam senza rispettare il principio delle "quote rosa" per il quale era necessario nominare almeno una donna, in particolare nominando un componente in sostituzione di un componente di genere femminile individuato nel rispetto del principio della parità di genere e cioè dell’architetta Bonasera. La documentazione prodotta ed acquisita dalla magistratura inquirente ha dimostrato che l'architetta Bonasera aveva presentato domanda solo l’anno successivo, quando fu effettivamente nominata dal sindaco nel nuovo consiglio di amministrazione Amam, ricostituitosi dopo il suo scioglimento. La diversa opinione della procura di Messina è stata determinata dalla falsificazione di un atto pubblico».

Dall'avvocato Pietro Fusca riceviamo e pubblichiamo

"Ricevo dalla Sig.ra Giuseppa Zangla, il cui nome è apparso oggi in diversi articoli di stampa quale presunta indagata in indagine DDA per brogli elettorali, la missiva allegata con la quale la stessa rappresenta la propria estraneità ai fatti e dichiara di non essere stata raggiunta da alcuna notizia, formale o informale, riguardo l'iscrizione del suo nominativo nel registro degli indagati. La Sig.ra Zangla ribadisce di non aver avuto alcuna partecipazione attiva alle elezioni regionali del 2017 e chiede, pertanto, una verifica delle informazioni, pervenute agli organi di stampa e, conseguentemente, una rettifica della notizia".

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