9 Aprile 2021 Inchieste/Giudiziaria

#FOTO – Messina nella morsa di tre clan, 33 arresti. In manette Giovanni Lo Duca e la sorella, Giovanni De Luca e Salvatore Sparacio

Nel rione “Provinciale”, era tornato a comandare il padrino che fino a due anni fa stava al carcere duro: Giovanni Lo Duca. A fondo Pugliatti, c’erano invece gli Sparacio: per dimostrare il loro potere avevano organizzato un funerale in grande stile nel pieno del lockdown dell’anno scorso, così volevano dare l’ultimo tributo al padre di Salvatore, il nuovo boss. Nel rione Maregrosso, c’era invece “U picciriddu”, come lo chiamavano nelle intercettazioni, il trentenne Giovanni De Luca. Vecchi e giovani boss. Stanotte, la procura distrettale antimafia diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare un blitz nei confronti di 33 persone. E’ il risultato di una maxi indagine che ha visto impegnati i carabinieri del nucleo investigativo, i finanzieri del Gico del nucleo di polizia economico finanziaria e i poliziotti della squadra mobile. Nel bar della sorella la base operativa Anche a Messina, come nel resto della Sicilia, i clan si riorganizzano a partire dagli scarcerati. Il 50enne Giovanni Lo Duca continuava ad essere una figura carismatica da quando aveva lasciato il carcere, due anni fa. Teneva udienza al “Bar Pino”, in via Catania, che è di proprietà della sorella, anche lei finita in manette con l’accusa di associazione mafiosa. Le intercettazioni dell’Arma raccontano pure Giovanni Lo Duca manteneva contatti con mafiosi di Palermo e di Agrigento, ma anche con esponenti dell’Ndrangheta. Un padrino è per sempre, come diceva il pentito Tommaso Buscetta al giudice Giovanni Falcone: “Si esce solo in due modi dall’organizzazione. O perché inizia a collaborare con la giustizia, o perché vengono ammazzati”. Finito di scontare il proprio debito con la giustizia, Lo Duca aveva dato nuovo impulso al traffico di droga e alle estorsioni: il clan terrorizzava i locali della movida con scorribande durante le serate, e poi offrivano protezione. Il funerale dopo il lockdown. Gli Sparacio hanno invece mostrato la loro forza sul territorio violando tutti i divieti durante il lockdown. L’11 aprile 2020, fanno un funerale di piazza per Rosario Sparacio, il padre di Salvatore, arrestato stanotte. Quel giorno, i poliziotti della Mobile controllano ogni movimento: nel primo pomeriggio il corteo funebre si muove da via Del Santo e si ferma alla sala biliardo “La Spaccata” gestita dal clan in via Piemonte. Una sosta di quindici minuti. Poi, il corteo prosegue verso la Chiesa del Don Orione, per la benedizione del feretro nell’atrio antistante. Una benedizione che dura venti minuti, ha scritto la polizia alla procura, all'epoca scattarono delle sanzioni per la violazione delle norme anti Covid. Dopo la sosta in chiesa, un altro corteo verso il cimitero. Il controllo del territorio continua ad essere un vanto per gli Sparacio. Da qualche anno, raccontano i finanzieri del Gico, hanno occupato anche il territorio "virtuale" di Messina, con un fiume di scommesse on line su server illegali. Un modo per fare tanti lucrosi affari.   IL COMUNICATO UFFICIALE A Messina, nel corso della notte, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato hanno eseguito un’operazione antimafia congiunta che ha portato all’arresto di 33 persone e al sequestro di beni, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Messina, per i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso, lesioni aggravate, detenzione e porto illegale di armi, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. L’operazione, tuttora in corso, è il risultato di autonome e convergenti indagini del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Messina, del G.I.C.O. del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Messina e della Squadra Mobile della Questura di Messina che hanno consentito di documentare l’attuale operatività dei sodalizi mafiosi operanti nella zona centro della città dello Stretto, nel settore delle estorsioni in danno di esercizi commerciali, del traffico di stupefacenti e del controllo di attività economiche nel campo della ristorazione, del gioco e delle scommesse su eventi sportivi. In particolare, le indagini dei Carabinieri di Messina hanno riguardato la consorteria mafiosa egemone nel rione messinese di “Provinciale” capeggiata dal noto esponente mafioso Giovanni Lo Duca, attiva, fra l’altro, nelle estorsioni in danno di esercizi commerciali e nel traffico di sostanze stupefacenti e hanno portato al sequestro di un bar utilizzato come base logistica dell’associazione mafiosa. Le indagini della Guardia di Finanza di Messina hanno riguardato le attività del gruppo criminale capeggiato da Salvatore Sparacio, operante nel rione “Fondo Pugliatti”, documentando il controllo di attività economiche e portando al sequestro di una impresa operante nel settore del gioco e delle scommesse. Le indagini della Questura di Messina hanno riguardato il sodalizio mafioso capeggiato da Giovanni De Luca, attivo nel rione di “Maregrosso” nel controllo della sicurezza ai locali notturni e nel traffico di sostanze stupefacenti, sodalizio già oggetto dell’indagine “Flower” conclusa nell’ottobre 2019.